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Inquinamento: PC, radiazioni o definizione?



Le caratteristiche dell’ambiente hanno un ruolo essenziale: vari disturbi di chi utilizza a lungo il computer derivano infatti da un’illuminazione inadeguata, da condizioni microclimatiche carenti oppure da un’errata posizione della postazione di lavoro che, a causa degli inopportuni riflessi luminosi presenti sullo schermo, produce immagini che affaticano gli occhi.
 
 
I disturbi visivi e muscoloscheletrici di chi utilizza intensamente il computer possono essere prevenuti modificando i comportamenti individuali e migliorando gli aspetti ambientali. La prevenzione implica un approccio complesso comprendente:
  • l’attenta analisi della postazione,
  • l’adozione di una compensazione ottica adeguata alla distanza tra occhi e schermo,
  • lo studio e l’eventuale modifica dell’illuminazione ambientale,
  • la programmazione di opportune pause nel corso della giornata .
  • il mantenimento di una postura corretta per tutta la durata dell’impegno.
 
Spesso “girano” preoccupanti notizie riguardanti la presunta esposizione a radiazioni nocive nel corso dell’utilizzo del computer. La letteratura scientifica ha escluso tali rischi, verificando che le radiazioni ionizzanti emesse dai monitor si mantengano allo stesso livello dell’ambiente esterno e che le radiazioni non ionizzanti sono ampiamente inferiori ai valori limite raccomandati. In realtà la maggior emissione di raggi X non si ha sul fronte del monitor, ma sul retro, dove si trova il cannone elettronico. Con gli schermi piatti di oggi, questo problema semplicemente è scomparso.
Il vero problema, semmai, è la scarsa definizione degli schermi, che costringe l’occhio al compito impossibile di mettere a fuoco nitidamente immagini che nitide non sono.
Un dot pitch di 0,28 mm implica una risoluzione dello schermo inferiore a 90dpi (cioè 35 punti per cm), quando la risoluzione che uno scanner impiega per un fax è di almeno 300 dpi,  sale a 600 dpi per delle buone riproduzioni; una stampante oggi arriva a risoluzioni di 2400 - 4800 dpi. Ne segue che affinchè lo schermo abbia una risoluzione pari a quella della stampante a 2400 dpi il dot pitch deve essere di 1 centesimo di millimetro, cioè almeno 25 volte inferiore all’attuale.
Quindi, se volete curare la vostra salute visiva, non preoccupatevi più delle radiazioni, ma cercate schermi con frequenza di quadro di almeno 100 Hz e dot pitch più piccolo possibile (un centesimo di mm sarebbe l’ottimale, ma se non c’è domanda non c’è offerta!).


Postato il Mercoledi, 10 di Dicembre del 2008 (1:17:20)
da: eudosso
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