| Rimboschimento e riduzione degli sprechi energetici |
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Oggi ferve il dibattito sulla riduzione delle emissioni di biossido di carbonio tramite rimboschimento, ma guardiamo un po’ meglio dentro la questione.
E’ assodato che in Italia non saranno certo rimboschite aree pianeggianti (perché edificabili) o collinari (perché coltivabili); saranno rimboschite aree marginali, scomode, sassose o con forte declivio. Cioè aree contese tra rimboschimento e pastorizia.
Questa politica potrà avere successo solamente se ci saranno famiglie interessate a gestire codesta attività economica.
Il rimboschimento frutta legname, con un incasso ogni 10-20 anni; la pastorizia frutta in continuazione. Oggi la questione è posta in termini sottrattivi: il rimboschimento è a danno della pastorizia, e ovviamente i pastori si oppongono al rimboschimento (forse tanti incendi in Italia hanno questa ragione?). Una ipotesi, validissima per la Sardegna ma anche per altre regioni italiane, è mescolare sullo stesso terreno bosco a sughera (composto di querce da sughero, che fruttano un raccolto ogni dieci anni) e pastorizia.
Sul sito http://www.sughera.it/Bosco%20Normale.htm si fa una ipotesi interessante: se su un ettaro di terreno la copertura normale è di 3830 m² allora 6200 m² sono a pascolo. Questa porzione di bosco produrrà 15 quintali di sughero per un valore prudenziale di 375 euro/anno più legname per 150 euro/anno a cui si sommano 350 euro, reddito a pascolo di 2 pecore/anno sulla stessa superficie. Se si estende la copertura arborea col tempo fino alla copertura normale di 5800 m² su 10.000, si avrà una produzione di 25 quintali di sughero per un valore prudenziale di 625 euro/anno più legname per 200 euro/anno a cui si sommano 350 euro, reddito a pascolo di 2 pecore/anno sulla stessa superficie. La “copertura normale” presuppone l’uso di accorgimenti adatti per la protezione delle giovani piante in entrambi i casi.
Ci sarebbe un terzo tipo di bosco a copertura normale totale, 10.000 m² su 10.000, che consente una produzione di 40 quintali di sughero per un valore prudenziale di 1.000 euro/anno più legname per 300 euro/anno con pascolo programmato in funzione del bosco. Infine quest’ultimo tipo di bosco con allevamento in stalla consente un ulteriore incremento di reddito.
Riassumendo abbiamo, a regime, tre alternative:
bosco parziale , con ricavo di 525 euro di legna+sughero e 350 euro per pastorizia;
bosco parziale medio, con ricavo annuo di 835 euro di legna+sughero e 350 euro di pastorizia;
bosco totale, con ricavo annuo di 1.300 euro più qualcos’altro in funzione di come è gestito.
Si va quindi da 850 a 1.300 euro di ricavo medio annuo per ettaro.
Questo ha diverse interessanti conseguenze.
Se il rendimento per ettaro impiegato a fotovoltaico è superiore, ne segue che per gli agro pastori è più conveniente passare al fotovoltaico.
Se il terreno è dedicato a sughero pastorizia la superficie di terreno minima per famiglia che permetta di ottenere un reddito sufficiente è di circa 45 ettari; e questo pone immediatamente un limite superiore alla popolazione complessiva che può gravare sui terreni dedicati a bosco+pastorizia.
Si prevede di aver consumato entro il 2030 la metà delle riserve disponibili di petrolio; se un bosco viene piantato oggi, comincerà a fruttare per quella data; e un Governo lungimirante dovrebbe incentivare il rimboschimento come mai prima. Non sosteniamo certamente che necessita una gestione dei boschi curata come fu quella che fu della Repubblica di Venezia, perché sarebbe insufficiente. Oggi l’Italia dipende per l’85% dell’energia impiegata dalla importazione di combustibili fossili, e resterà dipendente dall’estero anche se passa ad importare carbone o uranio; importare carbone, realizzare centrali nucleari e diversificare i fornitori serve solo a ridurre per qualche decennio i costi dell’energia e i rischi di interruzione delle forniture. Quindi misure draconiane di risparmio energetico sono inevitabili e indifferibili, così come misure prima inconcepibili di protezione e sviluppo delle fonti di energia rinnovabili; essendo però le energie rinnovabili ancora troppo costose per una economia italiana che voglia essere competitiva, l’unica strada percorribile in tempi accettabili è quella del risparmio energetico.
Il Governo italiano ha quindi la responsabilità di rendere il sistema Italia il più Energy-saving al mondo; poiché gli incentivi hanno dimostrato già di avere effetti troppo lenti e ridotti, necessita ora una politica energica che punti decisamente sui disincentivi allo spreco energetico.
Politica che però va diretta non solo verso il consumatore, che spesso non ha scelta, ma anche verso i fabbricanti, scoraggiando o impedendo la vendita di prodotti che sprechino energia; ad esempio aggiungendo una accisa del 200% dei SUV (esclusi i "veri" fuoristrada, che certamente non hanno la vernice lucida, o sedili imbottiti e l'aria condizionata) all'acquisto.
Il Governo Italiano deve quindi fissare standard di consumo energetico che siano i più restrittivi del mondo, con l’ovvia limitazione di lasciare le imprese che esportano competitive verso il resto del mondo.
Per gestire il ciclo dei rifiuti occorre una percentuale di differenziazione della raccolta altissima, che può essere solo tramite la creazione di un “mercato” del rifiuto che ne renda la raccolta differenziata conveniente; questo può essere ottenuto standardizzando i contenitori e imponendo il pagamento di un “deposito” talmente congruo da rendere conveniente al consumatore il riportare l’involucro al punto di raccolta.
Per ridurre il trasporto privato una soluzione drastica può essere il “razionamento fiscale”; vale a dire aumentare fortemente le accise, ma concedendo una “quota personale” di carburante a bassa accisa, ad esempio tramite l’invio a domicilio di un “pacchetto” di buoni-sconto; anche se si creasse un mercato di questi buoni si otterrebbero due vantaggi: riduzione comunque del consumo medio,e premiazione dei consumatori che facciano un uso ridotto della vettura. Pensiamo inizialmente ad un aumento dell’accisa di un euro per litro di carburante, con l’attribuzione ad ogni cittadino italiano di buoni-carburante per 1.000 euro/anno; gradualmente l’accisa salirà, mentre la quantità pro-capite di buoni carburante potrà essere regolata a seconda degli obiettivi.
Ci rendiamo conto che si tratta di misure assolutamente impopolari, quasi di un "libro dei sogni", ma siamo certi che ogni ritardo nell'adozione di queste misure comporterà alla collettività costi futuri ben maggiori degli attuali. Postato il Venerdi, 5 di Giugno del 2009 (19:40:07) da: albertoperotti Valuta questo articolo
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