Per la seconda volta nel giro di una settimana l'Italia ha dovuto incassare il "Fossile del giorno", il premio della "vergogna ambientale"; dato ai Paesi che adottano i peggiori comportamenti nei processi negoziali sul cambiamento climatico: omaggio semiserio del Can, la rete che riunisce centinaia di organizzazioni ambientaliste
di tutto il mondo. Il premio, questa volta, e' stato attribuito personalmente al presidente Silvio Berlusconi, per la sua frase, citata fra il divertimento generale dei molti partecipanti al convegno di Poznan, secondo cui "quando uno ha la polmonite non va dal barbiere a tagliarsi i capelli". Fuori di metafora, hanno spiegato gli organizzatori del "Fossile";, interpretando il pensiero del premier italiano, Berlusconi intendeva dire che in tempo di crisi economica non si dovrebbero tagliare le emissioni dei gas serra. Evidentemente il premier italiano non si e' reso conto che il malato deve uscire non per andare dal barbiere, ma perche' la casa brucia", hanno aggiunto. A parte l'atmosfera goliardica che caratterizza le assegnazioni dei Fossili, la nuova frecciata del Can all'Italia esprime la preoccupazione del mondo ambientalista internazionale che il veto italiano possa fare saltare il pacchetto climatico in discussione a Bruxelles e che questa eventualità, esplicitamente minacciata da Berlusconi, possa a sua volta innescare un effetto domino, mandano all' aria anche il negoziato gestito dalle Nazioni Unite per arrivare a un rilancio del Protocollo di Kyoto ormai in scadenza (2012).
Riteniamo più che corretto che il Presidente del Consiglio Italiano, quale Berlusconi oggi è, dichiari chiaro e tondo che non subordinerà gli interessi dell'industria italiana alle ferree regole del pacchetto clima voluto dalla Commissione Europea; è una scelta politica, e il Presidente del Consiglio fa il suo lavoro quando fa (o crede di fare) gli interessi dell'Italia, anche con modi di dire energici. D'altra parte il ministro dell' Ambiente Stefania Prerstigiacomo, come ogni buona assistente, svolge il ruolo di traduttrice del capo pensiero:"Noi non vogliamo smentire il ruolo di traino finora giocato dall'Unione Europea nell' ambito della trattativa climatica -ha dichiarato il ministro -. E stiamo lavorando seriamente affinché entro l'anno prossimo a Copenhagen si raggiunga un accordo veramente globale, con l'inclusione dei maggiori emettitori di gas serra come gli Stati Uniti, la Cina e l'India (ottimista!). Ma intanto facciamo un discorso di equità: il pacchetto clima, cosi' come era stato formulato, era iniquo per il nostro Paese. Interi settori produttivi correvano il rischio di essere chiusi o delocalizzati. Procedere con gli occhi chiusi sarebbe stato scandaloso. Non è vero che il nostro Paese è isolato. Altri Paesi condividono le nostre stesse preoccupazioni, solo che noi le abbiamo espresse in modo piu' diretto, trasparente. Quanto al premio Fossile la Prestigiacomo ha reagito in maniera piuttosto piccata, e secondo noi poco spiritosa:"Si pentiranno amaramente di questa assegnazione", senza altro aggiungere. Quasi che si fosse trattato, invece che di un premio goliardico di chissà quale attentato al Capo del Governo. Sotto questo aspetto il Can ha interpretato la preoccupazione italiana meglio di molti dei nostri giornali.
In effetti sia il Can sia il nostro Governo (forse la gente tende troppo a dimenticare che Berlusconi non è solo il padrone di Mediaset, e un imprenditore con tanti amici, ma che si parla tanto di lui perchè è il Capo del Governo democraticamente eletto) manifestano due preoccupazioni egualmente lecite, su cui si incaglia chiunque voglia trvare una soluzione non massimalista ma concreta ai problemi ambientali.
Il rispetto del protocollo di Kyoto da parte delle economie a maggior PIL le renderebbe meno competitive rispetto ad economie che lo rispettano, a dir poco, meno e che hanno tutele dei lavoratori molto inferiori alle nostre. La soluzione, per compensare questo svantaggio competitivo che i meccanismi dell'interesse privato (o del mercato che dir si voglia) non possono compensare è semplice (ma poco gradita dainostri competitor): aggiungere al costo dei prodotti importati da tali paesi un extra margine che sia impiegato per in inziative per compensare il maggior inquinamento mondiale prodotto. Vale a dire che se il Paese X, inquinando, riesce a produrre a costo 100, su tale prodotto va aggiunta in Italia una imposta tale che il suo introito copra i costi del disinquinamento ambientale (attuato in Italia) corrispondente all'inquinamento prodotto dal paese X nella fabbricazione del bene. Ci rendiamo conto che questa proposta va, apparentemente,contro la libera circolazione delle merci, ma un mercato non è veramente libero se non è eticamente corretto. E ha due vantaggi: può essere attuata rapidamente, ed è una azione che spingerebbe indubbiamente il paese X a disinquinare.