| Le plastiche, croce e delizia della modernità |
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Riporto questo interessante articolo tratto dalla rubrica Idee&opinioni del sito fuoricentroscampia Nell’universo delle plastiche. Di Antonio Riccio (Circolo la Gru) Le plastiche sono entrate di prepotenza nella vita sociale divenendo sinonimo di modernità e di praticità. Una vera e propria rivoluzione dell’universo domestico. Già verso la metà dell’800 si comincia a parlare di materie plastiche ma bisogna aspettare gli anni sessanta per assistere all’esplosione di questi polimeri che verranno utilizzati in tutti i settori, dalla sanità, all’ambiente domestico, dalle componenti elettroniche all’arredamento, con la produzione di oggetti di ogni genere con design sempre più fantasiosi. In particolare la scoperta del propilene si deve ad un chimico italiano, Giulio Natta, che nel 1963 fu insignito del premio Nobel. Facciamo un pò d’ordine nell’universo delle plastiche: PE (polietilene): Sacchetti, bottiglie e flaconi per detergenti, giocattoli e altri imballi. PP (polipropilene): Arredamento, moquette e mobili di giardino, ma anche bottiglie e flaconi per detersivi e prodotti per l’igiene personale e contenitori per alimenti. PVC (cloruro di polivinile): Vaschette per uova, fili, tubi. PET (polietilentereftalato): Fibre sintetiche, bottiglie per bibite e acqua minerale. PS (polistirene detto anche polistirolo): Vaschette per alimenti, posate, piatti, tappi. Il 90% dei contenitori di prodotti liquidi è di plastica; nei rifiuti urbani si ac*****ulano ogni anno 5 milioni di tonnellate di materie plastiche e il 40% di esse è costituito da imballaggi. Una bottiglia di PET abbandonata in mare viene degradato in un tempo medio di 88 anni e leggevo sul giornale di alcuni mesi fa che il fondale di una vastissima area dell’Oceano Pacifico è ormai una enorme montagna di plastica. Riciclarla invece è facile ed utile. Intanto bisogna fare la raccolta differenziata e farla bene. Assicurarsi che le bottiglie non contengano residui, lavarle bene, ridurne il volume schiacciandole ed eventualmente togliere i tappi. E’ paradossale che un’azienda campana, che potrebbe espandersi e creare veri posti di lavoro, la ERREPLASTIC debba rivolgersi ad altre regioni italiane e anche all’estero per avere la plastica sufficiente per poter operare. Che fine fa la plastica delle nostre campane? Domanda legittima per quelli come me che da moltissimi anni fanno la raccolta differenziata. E che fine farà in futuro? Non vorrei che essendo la plastica un ottimo combustibile finisse nelle fauci degli inceneritori. Questa smania degli inceneritori mi inquieta, è stata annunciata la costruzione di 4 inceneritori in Campania per una portata di 2 milioni di tonnellate annue di rifiuti solidi urbani. Vuoi vedere che dopo essere stata la “pattumiera dei rifiuti tossici” ci apprestiamo a diventare la pattumiera italiana anche dei rifiuti urbani? Vorrei tanto accompagnare le mie bottiglie dalle campane della raccolta alle aziende del riciclo! Postato il Mercoledi, 10 di Settembre del 2008 (14:42:17) da: ballacoilupi70 Valuta questo articolo
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