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Cronaca: Il G8 e la retrocessione italiana



Dal punto di vista dell’immagine dell’Italia, il G8 è stato un vero successo. Il nostro Paese ha svolto al meglio il suo ruolo di anfitrione e le posizioni del governo italiano su importanti dossier hanno trovato uno spazio che pochi osservatori, nei commenti della vigi­lia, avevano previsto.
 
Prima dell’incontro, molti temevano (o auspicavano, a seconda dei punti di vista) che le vicende priva­te di Berlusconi potessero provocare qualche atto di clamorosa contestazione del primo ministro italiano da parte dell’una o l’altra delegazione. Con conseguenze pesantissime per l’Italia. Non è accaduto. Se i diplomatici dovessero contestare le qualità morali o politiche delle loro controparti, la diplomazia non potrebbe esistere. Anche troppo spesso, gli interlocutori politici sono responsabili di assassini, stragi, guerre, corruzione, tutte azioni ben più gravi del fatterello di un 73enne che paga un prostituta molto consenziente, e certamente benintenzionata vista l’età del cliente.
 
E’ stato scritto in questi giorni che il G8 è morto, e che all’Aquila se ne sono ce­lebrati i funerali. E’ vero. Il G8 non è più rappresentativo della reale distribuzione della ricchezza e del potere nel mondo. Tanto è vero che lo si è dovuto aprire, anche in questa occasione, alle altre grandi potenze economiche, Cina in testa. Noi italiani, più degli altri stati dell’Europa, possiamo solo dolercene. Il G8 era un luogo politico nel quale alcuni  Paesi europei, e fra essi per un soffio anche l’Italia, erano in grado di avere voce in capitolo.
 
Non ci sarà in futuro altrettanto spazio per le posizioni dell’Italia e di altri Paesi europei nei vertici del G20  che, inevitabilmente, sostituiranno come importanza quelli  del  G8 nei prossimi anni. Gli Stati europei si troveranno quali nanetti tra USA, Cina, Brasile, India, eccetera. Solo una Europa unita dall’Atlantico alla Siberia potrebbe farsi ascoltare.
Per l’Italia la situazione peggiorerà ancora: ultima del G8, sarà ultimissima nel G20.
Gode della stabilità dell’euro, ma non può adire la via della svalutazione.
Vorrebbe ridurre i salari, ma senza tassare i più ricchi.
Vorrebbe mantenere il welfare, ma senza bloccare l’immigrazione povera.
Vorrebbe mantenere alti i consumi, ma senza fare ricerca.
Vorrebbe essere ecologica, ma senza gestire con rigore il territorio e l’ambiente.  
Vorebbe essere  un paese di immigrazione, ma gli italiani  hanno ripreso a emigrare.
Vorrebbe...
Questo approccio  politico  avrà lo stesso destino dell’Italia nel G8: tenderà a scomparire per la forza della realtà, per un approccio più realistico.  
Ma temiamo sarà troppo tardi per l’ambiente italiano, stretto tra effetto serra e sovrappopolazione, tra siccità e mancanza di macroprogetti per la captazione idrica, tra zero rimboschimento e incendi.


Postato il Domenica, 26 di Luglio del 2009 (19:57:26)
da: eudosso
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