| Il Water Forum? un vero “Buco nell'acqua” |
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Per la conferenza di Istanbul l'acqua non è un diritto è solo un bisogno fondamentale. Trentamila congressisti, una ventina di capi di Stato, 180 tra ministri e vice-ministri dell’Ambiente, ma il quinto Forum mondiale sull’acqua, che si è chiuso recentemente a Istanbul, non è riuscito a raggiungere un semplice obiettivo. Semplice sembra ma in realtà non lo è. Dopo una settimana di discussioni non c’è stato accordo, l’acqua non è un diritto ma soltanto «un bisogno fondamentale», con buona pace per quel miliardo di persone che soffrono la sete, che hanno difficoltà di accesso all’acqua potabile. E soprattutto per gli otto milioni di morti l’anno provocati dalla carenza di acqua e di servizi igienico-sanitari.
Inoltre, lo dice il rapporto delle Nazioni Unite, esiste concreto il rischio per la Terra che nel 2030 metà della popolazione mondiale sia assetata, primo fra tutti i continenti: l’Africa.
La questione dunque andava affrontata più drasticamente. Non c’è assolutamente tempo da perdere. Quasi 4 mila bambini muoiono ogni giorno per la mancanza di acqua, l’inquinamento dei fiumi e delle falde aumenta a ritmi impressionanti, i cambiamenti climatici la desertificazione lo scioglimento dei ghiacciai sono ormai fenomeni acquisiti ed in continua crescita. Cos’altro aspettare?
Ma il documento finale siglato nel Forum si limita solo a sottolineare il carattere di «urgenza» nel combattere il dramma della “carenza di acqua – almeno per alcune realtà». Ma per compiere un importante e determinante passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d’acqua era necessario, diremmo estremamente vitale, proclamare la nozione di “diritto dell’accesso all’acqua”, reclamata con forza da numerose Organizzazioni non governative e da parecchi Paesi.
Ma al World Water Forum invece è andato in scena il solito compromesso. Le associazioni ambientaliste e i gruppi d’interesse che si battono contro la mercificazione dell’acqua rimangono fuori dalle stanze dei potenti mentre al suo interno i “soliti potenti decidono”. D’altra parte il Forum Mondiale dell’Acqua, è organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, “un think-tank privato insomma”, strettamente legato alla Banca Mondiale, alle multinazionali dell’acqua e alle politiche dei governi più potenti del mondo.
Non stupisce che il testo della risoluzione non contenga una critica nei confronti delle catastrofiche privatizzazioni che avrebbero dovuto garantire l’accesso all’acqua a tutti, né che tenga conto delle raccomandazioni espresse da molte risoluzioni del Parlamento Europeo. Di più: nel documento si parla dell’uso dell’acqua per produrre energia idroelettrica attraverso faraoniche e dannosissime dighe, dell’aumento della produzione di biocarburante: entrambi modelli economici che riproducono iniquità e ingiustizie, specialmente nelle nazioni più povere.
Ma anche nei Paesi industrializzati non c’è da stare allegri: un ulteriore allarme è stato lanciato dalla Coldiretti, nel corso del «G8 Farmers Meeting»: nonostante un aumento della domanda di cibo dell’1,5% l’anno un quarto della produzione alimentare mondiale potrebbe andar perso entro il 2050, proprio per l’impatto combinato del cambiamento climatico, il degrado dei suoli, la scarsità di acqua e le specie infestanti.
Di fronte alla crisi e ai cambiamenti climatici, se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, alle agricolture di tutto il mondo devono essere garantiti credito ed investimenti adeguati, anche per la raccolta e distribuzione dell’acqua, si devono applicare regole chiare per evitare che sull’acqua e sul cibo continuino ad innescarsi vergognose speculazioni ma occorre garantire trasparenza e informazione chiara ai consumatori sui prezzi e sulle caratteristiche degli alimenti. Qualcosa si comincia a vedere, ma ancora è veramente poco.
L’acqua insomma, dovrebbe essere considerata come un diritto umano fondamentale e inalienabile, per tutti gli uomini e le donne, i bambini del pianeta, garantito per tutti. Il controllo sull’acqua, anziché privato, dovrebbe essere pubblico, sociale, cooperativo, equo e non destinato a creare profitto; dovrebbe inoltre rispettare l’ecosistema, essere in grado cioè di preservare l’integrità del ciclo dell’acqua, comprese naturalmente le sorgenti e le falde. Principi difficili da realizzarsi, quando si considera l’ambiente come un business, come un deposito infinito di materie prime. È così purtroppo lo si continua incessantemente a considerare da politici e governanti ciechi e ottusi senza il minimo, sensibile cambio di rotta.
EPPURE QUALCOSA NON TORNA…. ALMENO IN LINEA DI PRINCIPIO…
Mentre nel mondo l’acqua viene considerata anzi ratificata da un prestigioso convegno mondiale un bisogno fondamentale, e non un diritto inalienabile, in Italia solo qualche giorno fa si assiste con ansia ad una vera e propria corsa contro il tempo, affinché il Parlamento approvi la legge che consentirà ad una povera donna di essere idratata e nutrita artificialmente. La legge non arriva in tempo e la donna muore. Il parlamento alla fine vara la legge sul “testamento biologico” e finalmente si sancisce, colmando un vuoto legislativo ormai non più accettabile, che l’idratazione e l’alimentazione, anche in caso di “stato vegetativo” non potranno anzi non dovranno più essere interrotti per nessuna ragione (sarebbe fuorilegge). Ebbene l’idratazione, l’acqua diventa più di un “diritto” un obbligo di legge.
Strani parallelismi della storia:
da una parte l’acqua, che per milioni di persone, bambini non è un bene disponibile, NON è un diritto;
dall’altra parte "è un obbligo". Una legge dello stato “obbliga a bere” fino alla fine (anche se in stato vegetativo irreversibile - quasi morti).
Non sarebbe giusto “obbligare per legge affinché tutti possano bere come e quando lo desiderano – anche in stato vegetativo - secondo la propria volontà?.
Ma la giustizia non è di questo mondo …..
Postato il Sabato, 28 di Marzo del 2009 (0:37:30) da: guido Valuta questo articolo
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