| Gli ormoni artificiali inquinano, e la pubertà anticipa |
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Crescono troppo in fretta: sono i bambini e gli adolescenti di oggi, programmati e organizzati dalla famiglia, bombardati dai messaggi dei media, equipaggiati con cellulari supertecnologici che li fanno apparire ipercompetenti, quando in realtà sono solo giocattoli. Entrano così a tutti gli effetti nel mondo degli adulti quando questi,e al legislazione, continuano a pensarli ancora bambini; ma sono ancora in parte bambini quando entrano a tutti gli effetti nel mondo degli adulti.
La pubertà dà inizio all’adolescenza, ne annuncia l’arrivo. È un periodo della vita di fondamentale importanza a causa delle rapide trasformazioni fisiche e psicologiche che creano nei ragazzi la necessità di adeguamenti, non sempre facili, alla mutata immagine di sé e ai compiti che il diventare adulti comporta. Queste trasformazioni impegnano per almeno due anni maschi e femmine, con evidenti mutamenti fisici che testimoniano le complesse trasformazioni ormonali in atto. Il cosiddetto salto della crescita, espressione usata per descrivere, durante questo periodo, l’aumento improvviso del ritmo di sviluppo, del peso e dell’altezza, chiaramente visibile, corrisponde a un altro mutamento strutturale, meno evidente. Cambiano, infatti, anche l’organizzazione mentale dei ragazzi, i rapporti affettivi con i genitori, con gli insegnanti, con i coetanei, le fantasie: si dà avvio, cioè, a quel processo di profonda modificazione del proprio “mondo interno” necessario per consolidare la propria identità.
In questa fase, che corrispondeva di solito al periodo della scuola media e ai primi anni della superiore, genitori e insegnanti si trovano spesso ad assistere a cambi di abitudini e di umore, a cali di interesse e di capacità cognitive, che richiedono presenza, attenzione e fiducia affinché l’avviarsi, attraverso l’adolescenza, all’età adulta sia vissuto con un senso di “guadagno” invece che di perdita.
Oggi la pubertà tende ad "anticipare". Si tratta di un dato universalmente condiviso: l'esordio della pubertà sta anticipando sempre di più. Alcune ricerche segnalano che, a partire dalla metà dell'800, si è avuto un andamento decrescente, di quattro mesi per decennio, dell’età di “avvio” della pubertà nella popolazione media femminile dell’Europa occidentale, con un anticipo dai 16 ai 13 anni. Dagli anni settanta a oggi, poi, si è avuta un'ulteriore conferma di questo andamento. Il che significa che all’incirca ogni generazione le bambine sviluppano un anno prima.
Attualmente, in Italia, le bambine sviluppano attorno ai 12 anni, con frequenti casi di anticipo rispetto a tale età, per cui anni come i 10-11, che prima erano considerati a pieno titolo far parte dell’infanzia, segnano, invece, l’inizio dell'adolescenza, con tutte le difficoltà che questa può comportare.
Questo fenomeno è dovuto a una molteplicità di fattori di ordine biologico e relazionale causati, fondamentalmente, dalle trasformazioni sociali e ambientali.
Tra questi ricordiamo:
i cambiamenti delle abitudini alimentari e abitative;
l’iperstimolazione da parte degli adulti, che, spingendo eccessivamente al raggiungimento di traguardi, portano a un precoce senso di falsa autonomia;
il gruppo che prende troppo precocemente il posto della famiglia con dei riferimenti ai coetanei che, in casi estremi, ma sempre più frequenti, si “organizzano”;
l’esposizione continuativa a immagini allarmistiche e violente: nei telegiornali e nelle fiction, in cui la violenza dilaga, che aumentano la confusione e stimolano l’instaurarsi di comportamenti difensivi;
il diluvio di ormoni sparsi nell’ambiente, sia voluto sotto veste di fitofarmaci e mangimi per il bestiame, sia accidentale dovuto ad effetti ormonali di composti chimici mal conosciuti.
E’ superfluo scrivere che in questo periodo della vita dei figli è necessaria una presenza ancor più sensibile e attenta; perché sono proprio i mutati assetti della famiglia, con l’attività lavorativa di entrambi i coniugi e le sempre più numerose separazioni delle coppie, uno degli stimoli a questa pre-pubertà. La pubertà rimette molte cose in gioco e permette all’individuo di ripercorrere e correggere i nodi irrisolti della prima infanzia. Ma il bisogno di dipendenza in questa fase è sempre presente: il riferimento alle figure degli adulti è costante, anche se il necessario confronto può presentarsi in modo critico e oppositivo. Dovrebbero essere i genitori a dover capire che quello che sta emergendo attraverso la tempesta puberale è un individuo con caratteristiche proprie, che richiede fermezza e fiducia, confronti e conferme da parte degli adulti. Né la famiglia può scaricare questo compito della scuola, cui non è proprio, anche se negli ultimi decenni la scuola è diventata un po’ la “famiglia” alternativa; funzione suppletiva che nei prossimi anni verrà a crollare come conseguenza dei tagli alla spesa per l’istruzione e agli organici. Un docente precario e sottopagato, con 35 alunni in classe, non ha né motivazione né tempo per assecondare le necessità psicologiche di 35 adolescenti; può solo cedere, reprimere o barcamenarsi.
Ma anche la società si trova a vivere un conflitto tra ideali e realtà: negli stessi decenni in cui la maggiore età (un tempo concepita come il passaggio all’età della piena maturità sessuale e fisica) veniva innalzata, la pubertà anticipava. Mentre il periodo della decadenza fisica, grazie alle cure e alla vita più comoda, ritarda, l’età della menopausa anticipa. Inoltre, poiché gli ormoni sono sparsi nell’ambiente sono in maggioranza ormoni femminili (fanno ingrassare il bestiame, e crescere di più i vegetali) l’anticipazione è solo femminile, mentre per i maschi gli stessi ormoni sono antagonisti allo sviluppo.
La società sta pagando i maggiori profitti degli allevatori di bestiame con una situazione di “separazione” tra la “Vita feconda” delle donne e la vita sociale; aggiungendo la spinta a formarsi sempre di più (in Italia tuttavia è avviata la fine di questa tendenza, ormai dichiaratamente antieconomica, a meno che non si voglia emigrare definitivamente), ne risulta che il periodo utile alle donne per la riproduzione entro una famiglia si sta assottigliando fino, in una percentuale crescente di casi, a scomparire. Fortunatamente per il mondo nel suo complesso, vaste fasce di popolazione mondiale sono cresciute in zone dove il vitto è più scarso, ma forse meno inquinato, e la capacità riproduttiva è invariata. A moltissime donne europee e nordamericane l’inquinamento non sottrae solo salute, di fatto ha già sottratto la possibilità di avere figli e una famiglia stabile; anche se non è detto che questo sia un bisogno avvertito da tutte.
Postato il Sabato, 21 di Marzo del 2009 (12:16:01) da: eudosso Valuta questo articolo
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