| Che fine ha fatto la Riforma Gelmini? |
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La situazione della scuola peggiorerà e anche molto dopo che il Ministro Gelmini l’ha “Riformata radicalmente” Il CNPI, consiglio nazionale della pubblica istruzione, si è espresso con un parere unanimemente e fortemente critico sul nuovo assetto ordinamentale del primo ciclo scolastico messo in campo con la nuova Riforma scolastica che porta il nome del ministro Gelmini. Il CNPI è sostanzialmente un organo consultivo, che esprime pareri di natura tecnico-scientifica. Il parere espresso dunque dal CNPI non ha valore vincolante, non incide direttamente sulla normativa, ha però una forte valenza sul piano pedagogico, politico e culturale. Dal ministero si è reagito a questo pronunciamento con poche battute liquidandolo come l’ennesima espressione di un’antistorica difesa dell’esistente, fatta da un organismo complice e succube delle organizzazioni sindacali e come queste votato ad un ruolo sostanzialmente conservatore, incapace di cogliere appieno le istanze di un cambiamento necessario. Il CNPI boccia nella sostanza l’impianto della riforma già nel preambolo, dove si ricorda che già nella seduta del 17 novembre 2008 il Consiglio aveva espresso “fermo dissenso e viva preoccupazione” sulle scelte operate dal governo, che comportano “una destrutturazione del sistema scolastico pubblico ed una netta riduzione quantitativa e qualitativa dell’offerta formativa.” In questo senso aveva richiesto “una profonda revisione dei provvedimenti adottati, a partire da quanto previsto per la scuola primaria con l’introduzione dell’insegnante unico e l’orario di 24 ore settimanali.” Ora il CNPI rincara la dose, con una serie di rilievi fortemente critici. Innanzi tutto sottolinea che si prospettano, nella bozza di regolamento, misure strutturali che limitano fortemente o che invadono il campo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. Ma, siamo del parere che, l’autonomia didattica e organizzativa prefigurata dal Dpr 275/1999 è un baluardo da difendere strenuamente. Il Governo rigetta ogni critica e rifiuta ogni confronto, sostenendo che l’opinione pubblica, le famiglie i professori sono ingannati da giornali e media che travisano e sconvolgono contenuti e sostanza della riforma, con menzogne e bugie. Ancora una volta assistiamo al tentativo di addossare ad altri colpe dirette e conseguenti di un agire scriteriato. La verità è che questo Governo non sta rinnovando la scuola, la sta pericolosamente spogliando di risorse; non disegna prospettive innovative e di crescita ma solo scenari inquietanti, involutivi e degenerativi; non sollecita un impegno condiviso ma alimenta occasioni e ragioni di contrasto e di dissenso, non valorizza il lavoro ma lo comprime e lo deprime con tagli spropositati e indiscriminati. La scuola, come ogni ambito del vivere sociale, diventa l’ennesimo oggetto esasperato di conflitto politico e ideologico, condannandola ad una perenne incertezza e instabilità. Per la nostra scuola, per la gente che ci lavora, per i professionisti che fanno della nobile arte dell’insegnamento una ragione di vita per cui spendere energie risorse ed entusiasmo, oggi non basta, non serve limitarsi a gridare il disagio, il dissenso il no ad un impianto normativo che distrugge e mortifica un ambiente di lavoro, una realtà sociale moderatamente soddisfacente, serve trovare soluzioni che non compromettano e addirittura distruggano quanto di buono in questi ultimi anni il mondo della scuola ha saputo costruire e affermare. Bisognerebbe modificare e rivedere radicalmente il costrutto della riforma stessa. Ma temiamo non sia più possibile, allora quello che rimane da fare con forza e decisione (per limitare almeno in parte i possibili danni di questa riforma disgraziata) è rivendicare e battersi affinché vengano rispettati e mantenuti a pieno gli impegni che il Governo ha assunto l’11 dicembre scorso a Palazzo Chigi, impegni che devono essere coerentemente tradotti in provvedimenti, regolamenti e decreti conformi, soprattutto per quel che riguarda l’offerta scolastica per le famiglie e per quel che riguarda il mantenimento degli organici. Il parere del CNPI conclude affermando che “le criticità evidenziate compongono un quadro formativo che compromette l’efficacia dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione, lede la dignità della scuola pubblica, non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta sull’intero territorio nazionale.” Non crediamo che questo servirà a far cambiare rotta alla Gelmini ed al governo. Non dimentichiamo che i provvedimenti in questione, ben lungi dal corrispondere a serie motivazioni di carattere pedagogico, sono dettati fondamentalmente da esigenze di altro tipo, in primis il risparmio di spesa. Quindi anche se la “Riforma Gelmini” è stata sonoramente bocciata, andrà comunque avanti e anziché confrontarsi costruttivamente per eventualmente modificarla e migliorarla si interverrà (come ormai è abitudine consueta di questo Governo) sul CNPI che ne pagherà subito le conseguenze per non “essersi allineato”, difatti qualcuno già vocifera che bisognerà rivedere la composizione del CNPI, riformarlo in modo da rendere meno politico e sindacale il suo contributo, aumentando invece il carattere tecnico dei suoi pareri. Il dicastero di Mariastella Gelmini ha dichiarato infatti che l’organo, che è composto da 74 consiglieri eletti perlopiù dalle varie categorie del personale scolastico, non ha mai accolto con favore questa riforma scolastica perché è un organo conservatore, teso a difendere lo status quo. In pratica, questo parere negativo rischia di costare caro al CNPI, che potrebbe dover subire a sua volta una radicale riforma. Un approccio - quello del ministro - che ricorda molto da vicino quello mostrato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della recente crisi istituzionale: se un ente, un’altra carica dello Stato o addirittura una Carta Costituzionale giudicano negativamente un atto del governo, ne deriva immancabilmente che essi sono animati da malevole intenzioni “politiche” e devono essere radicalmente trasformati. Forse è il caso di non allinearsi così passivamente. Menti eccelse di una scuola che ha generato fior fiori di scienziati e professionisti ribellatevi. Anche voi politici di tutti gli schieramenti ricordatevi che “fatti non fosti a “governar” come bruti ma per “indurre” virtute e canoscenza”…..
Postato il Venerdi, 20 di Marzo del 2009 (18:58:44) da: guido Valuta questo articolo ![]()
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