| Ingegneria nucleare? No, grazie; è troppo cara. |
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In odore di rilancio del nucleare, temo che l’Università l’Italia ripeteranno gli stessi errori.
L’Amministratore Delegato di Ansaldo, Roberto Adinolfi, ritiene che si debba aggiornare la normativa e preparare nuovi ingegneri per il rilancio del nucleare in Italia.
Di certo, e' vera la premessa del discorso di Adinolfi: la normativa italiana va riformata e il Paese ha bisogno di nuove leve.
Tutti noi, dunque, dobbiamo rimboccarci le maniche: la politica, per predisporre gli strumenti necessari; le imprese, che devono necessariamente rappresentare il motore di tutta la vicenda.
Imprese, politica, e basta. Se il mondo della formazione universitaria, nell’ansia di avere nuovi Corsi di Laurea e nuove poltrone, si mette a formare ingegneri per la costruzione e la gestione di centrali sicure e moderne, si ripeterà il disastro di 30 anni fa.
Cosa accadde allora?
Che, per ragioni oggi abbastanza chiare, il nucleare italiano fu praticamente demolito tramite interventi legislativi e denunce penali assolutamente infondate (caso Ippolito) con il bel risultato che centinaia di Ingegneri Nucleari si ritrovarono senza la prospettiva di un lavoro purchessia (neanche all’estero) e si riciclarono in qualunque tipo di lavoro; in genere sottopagato. E della sudata laurea ci fecero un bel quadretto.
In una ottica di competizione globale, l’Italia non può permettersi di sprecare risorse pubbliche.
L’impresa privata faccia quindi la sua parte, pagando di tasca sua la formazione post-laurea ai suoi dipendenti. Eviteremo che per produrre i 10 ingegneri l’anno che servono alle imprese, ne siano laureati 200. Se poi le imprese diranno che ne servono 200 non c ‘è problema: basterà che i politici autorizzino le Università a creare corsi post-laurea “ad hoc” in Ingegneria Nucleare (magari biennali), a totale carico dei datori di lavoro e senza oneri per lo Stato.
E per evitare il solito trucchetto del “fatti il corso e poi vediamo”, a tali corsi dovranno essere iscritte solo persone che abbiano un contratto di lavoro a tempo indeterminato, e siano retribuite per la durata del corso.
Leggo già l’obiezione: ma in questo modo le imprese assumeranno ingegneri stranieri.
La contro-obiezione è semplice: basta che il Governo imponga che chi assume una figura professionale del genere debba pagare una “una tantum” pari al costo della formazione sopraindicata.
Perchè questa durezza? Perchè occorre mettere fine alle pratiche distorsive della sana competizione commerciale di chi cerca di sottrarsi alle regole del libero mercato rovesciando i costi sui più deboli. Perché senza regole non esiste libero mercato. Postato il Venerdi, 27 di Febbraio del 2009 (9:55:15) da: eudosso Valuta questo articolo ![]()
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