| Risparmio energetico |
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Leggi e regole sempre più "restrittive" per "restringere" il consumo e lo spreco di energia. Il Legislatore italiano sta gradualmente introducendo nella normativa regole molto più stringenti per la realizzazione e la manutenzione degli immobili sotto l’aspetto delle prestazioni al variare della temperatura esterna. Le linee direttrici sono due: ridurre i consumi energetici necessari per il riscaldamento, e ridurre o eliminare la necessità di attivare i condizionatori d’aria. L’ottenimento di consumi energetici il più possibile ridotti per il riscaldamento sarebbe certamente benefico per l’ambiente e quindi per la salute umana: un minor consumo di combustibili fossili implica minori emissioni nell’atmosfera e minor inquinamento del suolo. Non va infatti dimenticato che molto spesso i combustibili liquidi filtrano dai vecchi serbatoi nel terreno fino alle falde, oppure arrivano nella rete di scarico idrico da cui transitano nei fiumi per arrivare al mare. La riduzione dell’uso dei condizionatori passa per un raffreddamento medio estivo degli immobili e più in generale dell’ambiente urbano che è un obiettivo scomparso da decenni nella progettazione degli immobili. Non si è posta più alcuna cura nell’orientamento delle case, nel predisporre planimetrie con una doppia esposizione, si sono realizzati muri sempre più sottili, si sono ridotte le aree diffuse di verde urbano, si è dichiarata guerra alle siepi e ai rampicanti. Un meccanismo attivato nelle aree urbanizzate, e responsabile contemporaneamente (in parte) sia dei 3-5 gradi in più delle città sia dell’incremento in numero e dimensione delle alluvioni è l’intensificazione dello smaltimento delle acque piovane. L’estesa copertura impermeabile di superfici sempre più estese, e l’incanalamento nella rete di scarico, allontana entro poche ore le acque meteoriche dalla zona, non permettendo l’infiltrazione nel. Questo allontanamento dell’acqua piovana ha contemporaneamente ben tre effetti: riduce il fenomeno di moderazione degli sbalzi di temperatura dovuto alla presenza dell’umidità nel terreno, rende molto più difficile la coltivazione del verde in terreno secco, e in caso di piogge intense potenzia enormemente le ondate di piena. Il diffuso, e dichiarato, interesse della cittadinanza per l’ambiente si scontra contro i costi che quest’attenzione comporta. Basti considerare che la semplicissima ed economica iniziativa del Comune di Roma, dell’istituzione d’un documento che avrebbe permesso il censimento degli immobili romani, è continuamente oggetto di ricorsi da parte dei proprietari degli immobili che non vogliono sobbarcarsi questa, sia pure minima, spesa. Questo documento fu “inventato” dal Comune e dall’ordine degli Ingegneri di Roma, e prese il nome di “Fascicolo di Fabbricato”. Una sentenza del TAR Lazio del 13 novembre 2006 ha annullato la delibera del Consiglio Comunale di Roma n. 27 del 24 febbraio 2004, e le contestuali censure al Regolamento della legge regionale n. 31/2002, istitutiva del Fascicolo del Fabbricato sull’intero territorio della regione, hanno di fatto bloccato l’operatività di questo strumento. Come pochi ricorderanno, alla fine del 1998 a Roma, in Via di Vigna Jacopini, un edificio in cemento armato relativamente nuovo crollò causando 27 morti. La causa del crollo fu prodotta della scarsa (per non scrivere nulla) attenzione al mantenimento degli immobili in condizioni tali da offrire una sicurezza duratura. S’inventò allora lo strumento chiamato poi Fascicolo del Fabbricato che avrebbe dovuto permettere il monitoraggio dello stato di sicurezza delle costruzioni; a tal fine s’ipotizzò d’impiegare alcuni documenti relativi ad ogni immobile, quali: - quelli identificativi (certificati catastali, atti costitutivi di diritti reali, ecc.); - quelli amministrativi (progetti approvati, titoli abilitativi come licenze o concessioni edilizie, certificati d’abitabilità o d’agibilità); - quelli statici (progetti, certificati di collaudo, autorizzazioni); - quelli impiantistici (certificati di conformità alle norme di sicurezza, progetti ed altro); - quelli ambientali (smaltimento di materiali pericolosi come l’amianto, bonifica da elementi nocivi alla salute delle persone come il radon, ecc.); - quelli geologici (riguardanti soprattutto l’inquadramento geolitologico e geomorfologico del suolo e del sottosuolo interessati dagli edifici); - quelli agroforestali, laddove presenti colture vegetali (finalizzati ad individuare piante con apparati radicali aggressivi e potenzialmente pregiudizievoli per strutture e per cavi o condotti interrati). Il detto materiale, in teoria reperibile presso la pubblica amministrazione, a causa dello stato spesso arretrato e disorganizzato degli archivi pubblici conseguente alle economie realizzate nella gestione degli uffici, di fatto risulta spesso irreperibile; tale documentazione dovrebbe essere in possesso dei singoli privati, ma spesso è andata dispersa. Tale documentazione raccoglie le informazioni necessarie al proprietario per gestire al meglio il suo immobile, mentre la Pubblica Amministrazione si limita a verificarla nella fase di costruzione; gli enti pubblici potrebbero in seguito avvalersi dei dati contenuti nei vari Fascicoli per meglio gestire il territorio, e per elaborare la legislazione sul patrimonio immobiliare. Questo semplice (ed economico, perché implica solo il pagare all’esperto alcuni sopralluoghi e verifiche) è ferocemente osteggiato dai proprietari degli immobili, che sostengono dovrebbe essere la Pubblica Amministrazione a caricarsi l’onere di questi accertamenti, come se la Pubblica Amministrazione non dovesse egualmente pagare l’operato degli esperti. Il dibattito verte sulla possibilità di “crollo” degli edifici, ma vanno anche incluse le verifiche degli impianti idraulici, del gas, elettrici, e nel prossimo futuro d’isolamento termico; tutti settori o a rischio, o ambientalmente strategici per quello che implicano; secondo l’ISPESL le vittime domestiche causate dal cattivo funzionamento degli impianti sono state circa 8.000 nel 2004, numero superiore a quello delle vittime di incidenti stradali (circa 7.000). Finalità del Fascicolo sarebbe di monitorare lo stato di sicurezza degli edifici e diffondere in modo capillare la cultura della sicurezza sia sui rischi statici, che su quelli impiantistici ed ambientali, che di sicuro incidono in maniera più diretta sulla qualità della vita degli individui; diffusione che richiede tempo, come richiederà tempo far comprendere ai proprietari d’immobili che spendere per l’isolamento termico del fabbricato è conveniente. Chi ritiene che sia sufficiente descrivere la convenienza economica dell’ambientalismo dimentica che gran parte della razza umana fa soltanto valutazioni egoistiche nel breve periodo, mentre la convenienza ambientale è una politica che riguarda figli, nipoti e pronipoti di tutti. Alcuni indirizzi generali emanati dal potere legislativo centrale e recepibili dagli ordinamenti regionali (già questo doppio passaggio è una conseguenza dell’aggiunta d’uno “strato legislativo” intermedio in genere dannoso, a volte superfluo, raramente utile) esistono già; ad esempio il Fascicolo del Fabbricato è incluso dal DM 15 settembre 2005 tra gli strumenti accertativi dello stato del patrimonio esistente, relativo alle Norme Tecniche delle Costruzioni, e nel DM 21 ottobre 2003 della Protezione Civile contenente i criteri per la ricognizione dello stato degli edifici ritenuti strategici ai fini della protezione dalle conseguenze degli eventi sismici. La tenacia con cui alcuni insistono nell’attaccare il Fascicolo del Fabbricato, è anche connessa al business costituito dal progetto di certificazione del patrimonio immobiliare; certificazione che ha un costo, a parità di condizioni, di circa tre volte superiore (anche perché in teoria dovrebbe implicare più lavoro, mentre il Fascicolo è solo un inventario) e non essendo riconosciuta dagli enti locali esporrebbe la grande proprietà edilizia a sostenere il costo del fascicolo anche per gli edifici già certificati ricadenti nei comuni che dovessero adottare e rendere obbligatorio il Fascicolo. L’obiezione di chi ritiene pura follia imporre l’obbligatorietà del Fascicolo del Fabbricato, perché equivarrebbe costringere tutti i cittadini sani a periodiche “visite mediche approfondite con costose analisi di laboratorio per accertare il proprio stato di salute”, è indicativa d’un modo di ragionare poco attento alle conseguenze non immediate: tutti sono oggi consapevoli che la medicina preventiva appare quanto mai opportuna al crescere dell’età, e la prescrizione d’accertamenti più approfonditi si ha, nella medicina pubblica, solo in presenza di rischi di patologie. Così come una dieta attenta permette di mantenere una salute migliore, una situazione degli immobili curata dal punto di vista dei consumi energetici consentirebbe di mantenere un ambiente più sano possibile. In realtà la dieta permette un risparmio, sia nei consumi immediati, sia nel lungo periodo; allo stesso modo un’attenzione all’ambiente permette di ridurre i consumi (e la spesa energetica) nell’immediato, e le implicazioni negative per l’ambiente (cioè anche per noi). In una situazione in cui il 30% dell’inquinamento atmosferico è dovuto al riscaldamento, in cui lo spreco d’energia elettrica in impianti mal realizzati è imponente, un Fascicolo di Fabbricato Ambientalista permetterebbe anche di indirizzare il comportamento dei proprietari d’immobili verso una gestione meno ambientivora. Ambiente Vivo intende agire sulle istituzioni affinché quest’avvenga, e accetta ogni suggerimento e consiglio che i suoi associati e simpatizzanti riterranno utile. Alberto PerottiPostato il Martedi, 8 di Aprile del 2008 (17:59:40) da: Alberto Perotti Valuta questo articolo
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