| La padella e la brace |
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Non deve sfuggire che nonostante la campagna di abbellimento mediatico, il governo italiano si dibatte tra le difficoltà come un pesce fuor d’acqua. Il nostro si trova tra padella e brace. La padella è la realtà di una grave crisi economica. La brace è la strategia politica del Capo del Governo, che invece gronda ottimismo e ordina ai suoi ministri – dipendenti di far finta di niente per salvare la sua popolarità. Spendendo dove è visibile, e tagliando dove è invisibile, almeno in tempi brevi.
E così il governo si divincola tra dire il vero e esternare assurdità. È vero che «nessuno spiega qual è la causa che ha determinato la crisi». Sì — soggiungo — nessuno lo spiega perché dovrebbero spiegarla gli economisti alla moda, che se ne guardano bene dal momento che se l'hanno prevista hanno taciuto, che certo non l'hanno impedita perché non si viene pagati a dire le verità amare, e che semmai l'hanno avallata partecipando alla pappatoria. E quelli non alla moda ormai tacciono da anni, ammesso che siano riusciti a sopravvivere in qualche oscuro istituto. Di vero c’è che questa crisi non è di tipo ciclico, né possiamo dire, come Tremonti, che «stiamo attraversando una terra ignota» perché vorrebbe dire che prima o poi ne usciremo, e che il governo intende curarla.
Difatti ormai stiamo navigando a vista, consigliati dai soliti liberisti che si affidano al dogma dell’efficienza del mercato (peccato che il mercato non ci sia) e, diciamo, da «non liberisti » che in realtà lo sono solo per differenziarsi dai liberisti-doc, ma semplicemente non saprebbero gestire regole anche se volessero. Sono decenni che si paventa una crisi dell’automobile; eccola qui al -47%, e il governo ripropone la rottamazione a chi non ha soldi per la benzina.
Ma riusciamo benissimo a capire Tremonti quando si lascia scappare di bocca che oggi il prevedere è «un mestiere da astrologi». Asserire che il petrolio finirà è una previsione o una ipotesi? Risposta: è una previsione confermata da tutti gli studi in merito. Certo non è una previsione nel significato tecnico del termine; e questo perché potrebbe sempre scoprirsi qualche gigantesco giacimento inimmaginabile. Ma, scrivevo, capiamo benissimo perché Tremonti si debba divincolare. Non solo non può smentire l'inossidabile ottimismo del Cavaliere, ma gli viene imposto di spendere soldi che teme di non poter racimolare. E se ammettesse che è possibile prevedere (come lo è, perchè questa crisi era prevista da qualunque macroeconomista che seguisse il trend discendente delle retribuzioni reali), allora dovrebbe dimettersi immediatamente. Oggi, è vero, tutti i governi di paesi industrializzati si sentono spinti a dire che l’inquinamento va ridotto, ma questo ha dei costi e richiederebbe di gestire una produzione industriale sparsa in 100 paesi, alcuni molto inquinanti.
C'è chi se lo può permettere, e chi meno. Il nostro Paese, con il colossale debito pubblico nel quale si culla da gran tempo (e gli interessi sono stati investiti in un mare di seconde case, visto che lo Stato non ha mai realizzato un canale altrettanto stabile e sicuro, lasciando che gli intermediari finanziari si mangiassero ogni volta gli strumenti innovativi, facendo fuggire i risparmiatori), ora dovrebbe continuare a investire. Ma non può se la produzione interna non sale, e non può salire se tutto viene importato perché costa meno, e costa meno perché i Paesi di origine raramente rispettano norme ambientali e di tutela della salute fisico-psichica dei lavoratori.
Il che ci riporta al tema di chi e che cosa produce soldi “veri”, produce ricchezza “vera”.
A questo proposito in Italia si accusa una parte politica chiamata “sinistra” di anteporre il problema della distribuzione a quello della creazione della ricchezza. Come se non fosse ovvio che la giusta distribuzione della ricchezza crea ulteriore ricchezza. La più veloce crescita del PIL si ha sempre quando si innescano meccanismi nuovi di giustizia sociale, che generano fiducia, voglia di innovare e voglia di consumare. In verità il mio discorso è tutto a futura memoria, perché la crisi continuerà.
Quindi emendo il mio dire così: finché le vacche sono grasse è sopportabile che destra si preoccupi di arricchire e la sinistra ciacoli sul distribuire, ma quando le vacche diventano magrissime anche la sinistra da salotto deve cedere il passo alla sinistra seria che non chiede la giusta distribuzione della ricchezza, ma la esige. Postato il Domenica, 25 di Gennaio del 2009 (1:28:02) da: eudosso Valuta questo articolo
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