L'ambiente come valore cristiano
Data: Martedi, 11 di Novembre del 2008 (14:01:22)
Argomento: Articoli


Evoluzione deriva da evolvere, cioè “srotolare un rotolo di pergamena”, leggere un libro. Questo il significato di una parola che, per molto tempo, è stata usata in opposizione alla fede. Da Pio XII sino ai nostri giorni il conflitto è cessato, e ora i due concetti sono  al centro del magistero della Chiesa.


Anche  Benedetto XVI lo ha ribadito, rivolgendosi ai partecipanti alla assemblea plenaria della Pontificia accademia delle scienze. La natura è come un libro “il cui autore è Dio, così come lo è delle Scritture”. Chiede solo di essere letto con onestà e secondo la molteplicità dei saperi: di quello scientifico, ma anche di quello teologico. Chi intraprende questa strada troverà alcune verità straordinarie. In chiave teologica cattolica l’inizio della storia e della vita (il principio del rotolo) implica un evento fondamentale, cioè il passaggio dal non-essere all’essere, quel passaggio che la Rivelazione cristiana chiama  Creazione; se tanti mutamenti ci sono stati, se le specie si sono evolute, all’inizio di tutto c’è stato un intervento diverso da ogni movimento o mutazione. “Per svilupparsi ed evolversi – ha detto il Papa – il mondo deve prima essere, e quindi essere passato dal nulla all’essere. Deve essere creato, in altre parole, dal primo Essere che è tale per essenza”.
Ora, la visione cristiana di creazione non è legata solo agli “inizi della storia” del mondo e della vita. Dio, creando, non fissa le cose una volta per tutte, ma conferisce la possibilità degli sviluppi (le evoluzioni) e continua a mantenere questa possibilità; la creazione non è, per così dire, stata abbandonata da Dio, ma si è sviluppata e continua a svilupparsi secondo il suo progetto; la creazione non sarebbe (secondo la teologia cattolica) un evento del passato, ma è il governo continuo di Dio sul mondo. In questo processo si situa la comparsa dell’uomo, che ricopre un posto unico nel cosmo.
 
Proprio perché non c’è fissismo, ma creazione tramite l’evoluzione, si è liberi di ipotizzare che  la specie umana derivi da altre; precisando che (come accade sempre) c’è stato anche in questo un intervento diretto di Dio che, in questa evoluzione, ha fatto dell’uomo non un semplice essere vivente, ma un essere spirituale, comunicandogli l’anima spirituale e soprattutto immortale. Quindi la fede cattolica non teme la scienza, anzi la incoraggia ad indagare sempre meglio sulle modalità dell’evoluzione. Viceversa la scienza non deve occuparsi, né preoccuparsi, della fede in quanto ipotesi non falsificabile. La scienza si poggia sulla ragione, e ragione e fede cattolica sono alleate nello studio della visione della  persona umana come  prodotto non casuale; anche se la scienza richiede prove certe.
Leggere il libro della natura ha condotto la scienza  a scoprire una logica, un disegno che prende forma man mano. Il mondo, creato dal caos o meno, tende a divenire un libro ordinato; il  cosmo. Compresi elementi apparentement  irrazionali, caotici e distruttivi nei lunghi processi di cambiamento del cosmo, la materia stranamente si ordina; e in corrispondenza con la matematica. Secondo Benedetto XVI  natura, il cosmo, e l’uomo, possiedono una logica interna accessibile alla ragione. Tale logica è un risvolto, per così dire, del progetto creaturale di Dio.  Vengono in mente le parole pronunciate al Convegno ecclesiale di Verona nel 2006: là benedetto XVI ricordava che l’universo è “strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura”.
 
Questa domanda  conduce ad altredomande. Vi è un’unica Intelligenza originaria, che sia la comune fonte della natura e della ragione? E’ razionalmente più logico il caso o il disegno creatore?
Così proprio la riflessione scientifica ci riporta verso il problema dell’esistenza del Logos creatore. Arrivare dal problema all’affermazione non è però scienza, ma trascendenza.
La ragione può orientare alla fede cattolica, e la fede cattolica non può confutare la ragione, ma può usarla come mezzo per il suo percorso! Non vi è contrapposizione, né complementarietà, ma interconnessionee: altro che contrapposizione!
In nome della scienza viene capovolta la tendenza a dare il primato all’irrazionale, alla rigidezza, alla interpretazione letterale e irragionata delle Scritture. La fede pone alla scienza le grandi questioni del vero e del bene, cioè del fine della creazione.
Un mondo così meraviglioso e complesso, alla  cui vertice è posta la persona, pone grandi interrogativi. Perché questo e non il nulla? Quale è il suo scopo? Domande difficili,  alle quali la scienza dà piena cittadinanza, ma a cui, qui ed ora, non sa rispondere. E’ allora necessario ricordare che  il libro della natura non è solo da decifrare, ma anche da contemplare.
Ma è indispensabile ricordare che il libro della natura non viene solo contemplato, ma sfogliato ogni giorno dall’attività umana, che su questo libro scrive segni indelebili. Noi intendiamo con “ambiente” la zona dell’universo che permette la vita alla razza umana, che oggi comprende l’atmosfera, mari e oceani, e la crosta terrestre fino al qualche metro /miniere escluse) di profondità; “ambiente” che include la biosfera, visto che la specie Homo Sapiens è arrivata oltre.
Se la fede ci dice che l’uomo è immortale, ecc.ecc. la scienza ci dice, e non c’è contrasto, che agendo modifica l’Ambiente, esattamente come Cristo, agendo, trasformava pezzi di legno in attrezzi, come ogni buon falegname.
Quindi la fede ci “obbliga” a tener conto dell’Ambiente, che è indispensabile alla nostra vita, e questo ha delle conseguenze anche morali, perché diventa così immorale ogni comportamento che usa l’Ambiente senza razionalità. Diventa così immorale ogni struttura sociale che incrmenti, usi, o si appoggi sull’irrazionalità, anche su quella economica. Si allarga la questione alla sfera delle scienze economiche e politiche, non per contestarne le conclusioni, ma per rilevarne le carenze, i vuoti, le aree grige, le conclusioni parziali o interessate; per difendere l’Ambiente abbiamo bisogno non di meno, ma di più scienza economica. Mentre il capitale finanziario, interesse dei pochi, è profondamente studiato in ogni Facoltà di Economia, il capitale ambientale è appena oggetto di considerazioni sulle “esternalità”. Occorre che, sotto lo stimolo del valore della Fede, sia allargatol’universo studiato dalle scienze economiche, il che ci porta alle scienze politiche. La razionalità ha le sue leggi, e la prima è che se una ipotesi è vera, come lo sono le regole che derivano da esse altre ipotesi, allora sono vere anche le ipotesi conseguenti. Se le ipotesi sul comportamento umano (frutto di decenni di studi) sono vere, e i legami fisici tra comportamento umano e ambiente sono verificati, allora le conseguenze previste sono “vere”, e se sono catastrofiche non si deve negare l’indispensabilità di modificare i comportamenti secondo una razionalità economica più ampia di quella finanziaria, capitalistica, imprenditoriale e statale.






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