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Energia: Nuove centrali nucleari
guido Scrive: Nuove centrali nucleari. Occhio …… il governo procede!
Il decreto legge licenziato, giovedì 14 maggio 2009, dal Senato pone le basi per il ritorno della produzione di energia nucleare in Italia. A questo punto è lecito porsi alcune semplici domande:
Quando arriveranno le nuove centrali?
Obiettivo ufficiale del Governo è il «riequilibrio» dell'attuale generazione elettrica italiana, ora sbilanciata sul gas, con il ricorso per il 25% al nucleare mentre una pari quota dovrebbe essere coperta con le rinnovabili e il restante 50% con le fonti fossili. Saranno dunque necessarie tra le 10 e le 15 centrali nucleari da 1.300 megawatt ognuna. La tabella di marcia prevede la «prima pietra» di tre o quattro centrali entro fine legislatura da costruire grazie all'accordo siglato ad inizio anno tra Enel e Edf.
Ma forse non tutti sanno che l'Italia non dispone di giacimenti di materiale fossile, che serve per alimentare le centrali, disponibile invece in altre realtà come Australia, Russia, Canada.
L'uranio inoltre non è una risorsa illimitata e le centrali nucleari la cui costruzione e allestimento anche se iniziasse oggi, sarebbero a rischio di trovarsi senza combustibile al momento del loro completamento.
Al momento infatti, le 438 centrali esistenti nel mondo utilizzano approssimativamente 65000 tonnellate di uranio all'anno mentre la produzione minerale è di circa 40000 tonnellate. La differenza viene fornita con materiale fossile precedentemente stoccato, in gran parte derivante dallo smantellamento di vecchie testate nucleari sovietiche
Quanto costeranno e chi le finanzierà?
Gli investimenti, ci dicono fonti di governo, sono almeno doppi o addirittura tripli rispetto a una centrale a turbogas di pari potenza, compensati da un costo del combustibile molto più basso e un costo di generazione elettrica teoricamente competitivo. Anche per l'Italia poi si sta pensando all’ipotesi di un consorzio "alla finlandese", con un pool di produttori associati a grandi consumatori che si impegnano a ritirare l'energia con contratti di lungo periodo a prezzo prefissato. Ma è solo una ipotesi.
Volendo invece affrontare una seria valutazione sulla economicità della produzione elettronucleare, e conseguentemente analizzare i benefici per gli utenti e il sistema-Paese, si osserva che il costo di generazione elettronucleare è attualmente comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale e alcuni tipi di biomasse, nonché degli impianti eolici, e superiore a quello dell’idroelettrico, come dimostrano i dati a livello Europeo.
Si può affermare dunque, che il costo del nucleare è molto superiore alle alternative esistenti, se si considerano i costi esterni di tipo strategico, ovvero quelli necessari alla difesa delle centrali da attacchi militari o terroristici.
Si osserva altresì, in base all'esperienza francese, che l'installazione anche di una elevata capacità di generazione elettronucleare non è automaticamente risolutiva per l'indipendenza energetica del Paese: la Francia consuma più petrolio dell’Italia ed è comunque costretta a utilizzare gas naturale, a causa della rigidità del sistema produttivo di energia elettrica basato sull'uranio. |
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Inviato il Martedi, 19 di Maggio del 2009 (22:37:27) (661 letture)
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